Nagorno Karabakh. L’utile retorica sulla “terra dei padri”

Posted by roberto09 | Posted in Lo spazio della Polis, Mondo, Politica internazionale | Posted on 31-07-2010

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Scusandoci per il prolungato periodo di mancato aggiornamento del blog, proponiamo questo post, seguito da un articolo di Vittorio Emanuele Parsi del 17 luglio 2010, con il quale vorremmo aprire una riflessione sulla situazione geopolitica che coinvolge la Repubblica Armena e il Caucaso.

L’articolo di Parsi, infarcito di retorica buonista (la retorica sulla “terra dei padri” è in questo caso insopportabile), sembra non tenere conto di alcuni elementi, tra i quali :

  1. Il Nagorno-Karabakh (o Nagorno-Karabah) è una regione situata nel Caucaso meridionale, quasi interamente circondata dallo stato dell’Azerbaijan.
  2. La regione è abitata attualmente e storicamente da tre etnie: gli Azeri, gli Armeni nei fondovalle e dai Curdi sulle montagne.
  3. Storicamente la regione diviene parte dell’Azerbaijan solo dal primo dopoguerra e gli Azeri ne sono sempre stati una minoranza.
  4. Dagli anni ’90 del Novecento l’area è sotto il controllo militare armeno, in seguito ad uno scontro con i vicini dell’Azerbaijan durante il quale, nel1991, la popolazione locale, a maggioranza armena, aveva cercato di dichiarare la propria indipendenza.
  5. La legittimità all’autodeterminazione dei popoli dovrebbe valere per il Nagorno Karabakh come e quanto è valsa recentemente a legittimare l’indipendenza del Kossovo.
  6. Quella zona è la “terra dei padri” dei Curdi e degli Armeni, almeno quanto quella degli Azeri.
  7. L’Arzebaijan ha dichiarato guerra al Nagorno autoproclamatosi indipendente nel 1991 e che la Repubblica Armena è intervenuta in difesa della popolazione, a maggioranza armena del Nagorno, evitando una probabile pulizia etnica da parte degli Azeri che avrebbe coinvolto, probabilmente, oltre gli Armeni anche i Curdi del Nagorno.
  8. Gli Armeni sono cristiani e gli Azeri mussulmani
  9. La Turchia, che solo recentemente (2009) ha parzialmente risolto il conflitto secolare con l’Armenia e che non riconosce di avere perpetrato il genocidio degli armeni nel 1915, è alleato dell’Azerbaijan nel conflitto scaturito dall’indipendenza del Nagorno.

Parsi è un giornalista troppo colto e attento per non avere in testa queste rozze e basilari coordinate geopolitiche, mentre scrive il suo articolo; per questo motivo non possiamo fare a ameno che dedurre che le retoriche sulla “terra dei padri” e l’articolo non siano che un tassello di una più ampia operazione mediatica, probabilmente solo al suo inizio. L’intento è forse quello di delegittimare l’autodeterminazione del Nagorno e dipingere gli Armeni come pericolosi e cattivi colonialisti pronti a produrre con le loro guerre migliaia di profughi innocenti.
Non vorremmo pensar male (che si fa peccato, ma spesso ci si azzecca, come diceva quello là), ma ci viene da ipotizzare che le guerre della Repubblica Armena diventino cattive, violente ed incomprensibili, proprio in quanto condotte da una Repubblica in conflitto con quello stesso Paese (la Turchia) che non vuole riconoscere di avere perpetrato il primo genocidio del Novecento contro la popolazione armena (1915, 1 milione e mezzo di morti sterminati dai giovani turchi).

Insomma, la Turchia è un importante partner economico dell’Italia, non riconosce il genocidio armeno e soprattutto appoggia nel conflitto in corso l’Azerbaijan a maggioranza mussulmana.

Da questo punto di vista, si comprenderebbe bene il motivo per cui, agli occhi di molti, alcuni padri sono più utili degli altri per quella terra contesa che si chiama Nagorno.

Nagorno Karabakh. Tra i miserabili fuggiti dalla guerra

Posted by roberto09 | Posted in Lo spazio della Polis, Mondo, Politica internazionale | Posted on 31-07-2010

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di VITTORIO EMANUELE PARSI (tratto da La Stampa del 18 luglio 2010)

BAKU

Qui manca l’aria. Non solo ai polmoni, ma all’anima». Shafiga ha sessant’anni, ma potrebbe averne molti di più o qualcuno in meno, cambierebbe poco. La sua è l’espressione franta, dal fisico piegato, di tutti i rifugiati, dei profughi di ogni guerra. Mentre parla, sembra che si chieda, che ti chieda, per che cosa è sopravvissuta, in nome di quale orizzonte è sfuggita alle bombe. Non si è fatta ammazzare come un cane per far la fine del sorcio.

Grêveries

Posted by roberto09 | Posted in Lo spazio della Polis, Mondo, Politica nazionale | Posted on 11-07-2010

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Lettera di Sergio Bologna del 22 giugno di Sergio Bologna al Manifesto intorno alla questione del diritto di sciopero e all’esaltazione della sinistra per Pomigliano. La lettera scatena una discussione sulle pagine del giornale e sul blog Nazione Indiana.


Com’è bello sentire il cuore del “popolo di Sinistra” pulsare così forte per gli operai di Pomigliano, inalberare ancora la bandiera dell’art. 1  della Costituzione, ergere il petto contro gli attacchi al diritto di sciopero!

Che spettacolo di virtù civiche e di democrazia! Poi ci viene un dubbio: ma dove cazzo eravate in questi ultimi quindici anni? Davanti ai videogiochi? Non vi siete accorti che il diritto di sciopero non esiste di fatto per più di un milione di precari e lavoratori autonomi da un bel po’ di tempo?

Quelle migliaia di giovani laureati che lavorano gratis nei cosiddetti tirocinii, hanno diritto di sciopero quelli? Messi
insieme fanno dieci Pomigliano. C’è un’intera generazione che è cresciuta senza conoscere diritto di sciopero, né Cassa Integrazione, né sussidio di disoccupazione, niente. “Bamboccioni” li ha chiamati un Ministro (di centro-Sinistra ovviamente). Ma tornate davanti alla tele a guardarvi Santoro!

Raccontatevi barzellette su Berlusconi, leggetevi “Repubblica” come la Bibbia, che altro in difesa della democrazia e del lavoro non sapete fare!

Come si fa a difendere la democrazia? La domanda avrebbe dovuto essere più difficile. Come si fa a difendere
(ormai) la dignità del lavoro? Il nodo infatti sta tutto qui. La storia della democrazia occidentale ha due passaggi: quello delle libertà (di opinione, di associazione, di religione ecc. ecc.) e quello della sicurezza sociale.

Il primo viene dalla Rivoluzione francese, il secondo dall’affermazione del movimento operaio e sindacale. Il primo è costato un sacco di morti, il secondo forse molto di più, ma in genere morti silenziose.
Milioni di donne e di uomini che hanno rischiato la vita, la miseria, la galera, il licenziamento per essere rispettati sul luogo di lavoro ed avere dallo stato un sistema previdenziale e assistenziale, il cosiddetto “modello sociale europeo”.
L’azione quotidiana di quei milioni di persone ha creato case del popolo, cooperative, scuole professionali, asili nido, ambulatori – insomma una specie di società parallela che viveva “separata” e con minimi livelli di autosufficienza dalla società in generale. Ha posto per prima il problema dell’eguaglianza femminile, ha combattuto l’alcolismo, ha guardato con rispetto ed interesse agli altri popoli (che conosceva, perché era costretta ad emigrare), ha condotto la lotta antifascista.