Lettera degli economisti

Posted by roberto09 | Posted in Lo spazio della Polis, Mondo, Politica internazionale, Politica nazionale | Posted on 24-06-2010

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di seguito una “lettera degli economisti” firmata da docenti e ricercatori di Università o di Enti di ricerca nazionali ed esteri. Promotori dell’iniziativa sono Bruno Bosco (Università di Milano Bicocca), Emiliano Brancaccio (Università del Sannio), Roberto Ciccone (Università Roma Tre), Riccardo Realfonzo (Università del Sannio), Antonella Stirati (Università Roma Tre). Gli economisti che intendono aderire possono scrivere a: info@letteradeglieconomisti.it

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14 giugno 2010

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Ai membri del Governo e del Parlamento

Ai rappresentanti italiani presso le Istituzioni dell’Unione europea
Ai rappresentanti delle forze politiche e delle parti sociali
Ai rappresentanti italiani presso le Istituzioni dell’Unione europea e del SEBC
E per opportuna conoscenza al Presidente della Repubblica

La gravissima crisi economica globale, e la connessa crisi della zona euro, non si risolveranno attraverso tagli ai salari, alle pensioni, allo Stato sociale, all’istruzione, alla ricerca, alla cultura e ai servizi pubblici essenziali, né attraverso un aumento diretto o indiretto dei carichi fiscali sul lavoro e sulle fasce sociali più deboli.

Piuttosto, si corre il serio pericolo che l’attuazione in Italia e in Europa delle cosiddette “politiche dei sacrifici” accentui ulteriormente il profilo della crisi, determinando una maggior velocità di crescita della disoccupazione, delle insolvenze e della mortalità delle imprese, e possa a un certo punto costringere alcuni Paesi membri a uscire dalla Unione monetaria europea.

Il punto fondamentale da comprendere è che l’attuale instabilità della Unione monetaria non rappresenta il mero frutto di trucchi contabili o di spese facili. Essa in realtà costituisce l’esito di un intreccio ben più profondo tra la crisi economica globale e una serie di squilibri in seno alla zona euro, che derivano principalmente dall’insostenibile profilo liberista del Trattato dell’Unione e dall’orientamento di politica economica restrittiva dei Paesi membri caratterizzati da un sistematico avanzo con l’estero.

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La crisi mondiale esplosa nel 2007-2008 è tuttora in corso. Non essendo intervenuti sulle sue cause strutturali, da essa non siamo di fatto mai usciti. Come è stato riconosciuto da più parti, questa crisi vede tra le sue principali spiegazioni un allargamento del divario mondiale tra una crescente produttività del lavoro e una stagnante o addirittura declinante capacità di consumo degli stessi lavoratori. Per lungo tempo questo divario è stato compensato da una eccezionale crescita speculativa dei valori finanziari e dell’indebitamento privato che, partendo dagli Stati Uniti, ha agito da stimolo per la domanda globale.

Vi è chi oggi confida in un rilancio della crescita mondiale basato su un nuovo boom della finanza statunitense. Scaricando sui bilanci pubblici un enorme cumulo di debiti privati inesigibili si spera di dare nuovo impulso alla finanza e al connesso meccanismo di accumulazione. Noi riteniamo che su queste basi una credibile ripresa mondiale sia molto difficilmente realizzabile, e in ogni caso essa risulterebbe fragile e di corto respiro. Al tempo stesso consideriamo illusorio auspicare che in assenza di una profonda riforma del sistema monetario internazionale la Cina si disponga a trainare la domanda globale, rinunciando ai suoi attivi commerciali e all’accumulo di riserve valutarie.

Siamo insomma di fronte alla drammatica realtà di un sistema economico mondiale senza una fonte primaria di domanda, senza una “spugna” in grado di assorbire la produzione.

Bergman & Fellini quel “Duetto” mai girato

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Comunicazione, Eventi | Posted on 07-06-2010

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Nel ’69 annunciarono un film insieme. Ecco perchè non si fece

di Fulvia Caprara (tratto da La stampa del 2 giugno 2010)

L’amicizia impossibile era iniziata a Roma, nel ‘68, periodo di Pasqua, poco prima che a Parigi scoppiasse il maggio della contestazione: «Quando si incontrarono furono in un attimo come fratelli. Si abbracciarono, scoppiarono a ridere per lo stesso motivo, come se avessero vissuto insieme tutta la vita». Subito dopo, racconta Liv Ullmann nell’autobiografia Cambiare, Ingmar Bergman e Federico Fellini «andarono in giro per le strade, tenendosi sotto braccio.

Fellini con quel suo drammatico mantello nero, Ingmar col suo berrettuccio e un vecchio pastrano invernale». La data di nascita dell’idea di un film a quattro mani va collocata in quel giorno speciale, durante il pranzo in casa Fellini, con il maestro svedese seduto in un angolo accanto a Giulietta Masina e lei che, a un certo punto, per vincere la timidezza «aveva cominciato a cantare. Una voce alta e chiara come quella di un bambino».

L’opera, racconta Aldo Garzia nel libro Bergman. The Genius (Editori Riuniti, University press), non vide mai la luce. Ma nei motivi del fallimento di quello strano connubio c’è la cronaca di come e perché gli opposti si attraggano. Sempre: in amore, in amicizia e anche nel cinema.

Il film, annunciato in una conferenza stampa all’hotel Excelsior (via Veneto, 5 gennaio del ‘69) doveva chiamarsi Duetto d’amore. Più che parlare della sceneggiatura, i due autori sembrava cercassero le parole per spiegare il loro sodalizio: «La concezione dell’amore è un tema così vasto e così vago – argomenta Fellini -, che può servire benissimo per un film fatto in collaborazione». Bergman esibisce le prove di stima: «A casa mia ho parecchi film di Federico in 16 millimetri e devo confessare che li proietto spesso. Penso che sarà una cosa meravigliosa fare un film insieme». Tocca al solito giornalista impertinente ipotizzare ragioni di incomprensione: «Non c’è il pericolo che Bergman e Fellini, che si sono sempre ispirati alla civiltà dei loro Paesi, finiscano per riprodurre i cliché tipici dell’amore: freddo quello nordico, caldo quello mediterraneo?». Prontissimo Fellini ribatte: «Non è possibile, perché è una tradizione tutta sbagliata. Chi è stato nei Paesi del Nord sa che l’amore è caldissimo e da noi, invece, glaciale». Le riprese avrebbero dovuto svolgersi tra Roma e Faro, l’isola del Baltico dove Bergman viveva. A quel punto bisognava solo iniziare a scrivere, i produttori Martin Poll e Jenning Langs vegliavano sul passaggio dalle parole ai fatti, mentre ai nomi di Bergman e Fellini si aggiungeva quello di Akira Kurosawa.

Senza vergogna

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Lo spazio della Polis, Teoria e critica filosofica | Posted on 07-06-2010

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di Gianluigi Ricuperati (tratto dal Domenicale del SOLE 24 Ore del 6 giugno 2010).

Segnalo la bella recensione del nuovo libro di Marco Belpoliti scritta dell’amico G. Ricuperati.

La scena è un tavolo addobbato per pranzo. La scena è un tavolo addobbato. C’è un uomo.

L’uomo è circondato da tre figli, una moglie, una ex-moglie, un paio di amici. La sua famiglia è sempre stata una minuscola comunità ad assetto variabile.

L’uomo ha una sessantina d’anni. È stato un politico in ascesa, ha coperto cariche organizzato gruppi lanciato campagne. Cinque anni fa è stato colto in fallo, come accade comunemente in Italia, per aver distratto risorse pubbliche. Da lì in avanti, i titoli dei giornali, l’ammissione, il carcere, i conti bloccati, la discesa profonda in un cono rovesciato in cui le persone non smettono di salutarti, ma appunto, ti salutano e basta, mentre prima si fermavano guardando con gli occhi celeri dell’ammirazione.

L’uomo non è sfuggito al processo. Per anni, per mesi, tutti i suoi cari hanno immaginato nei dettagli le circostanze del suo possibile suicidio, che non è mai avvenuto. I domiciliari, il rito abbreviato, poi il passare del tempo. Ma quasi sempre, durante ogni rito, nel mezzo di ogni festa, la medesima sequenza di gesti: l’uomo si alza, in un istante imprevedibile, cammina rapido e va in giardino a vomitare.

Qualche minuto e tornerà a sedersi a tavola.
Mentre leggevo Senza Vergogna, di Marco Belpoliti (Guanda), non ho mai smesso di coltivare il ricordo visivo di quel gesto, di cui sono stato testimone, ospite casuale impietrito, proprio in occasione di un pranzo pasquale, qualche anno fa, nel cuore del nostro tempo.Senza Vergogna è un reportage di idee, genere peculiare del quale Belpoliti è titolare unico e magistrale nella nostra lingua. È un tomo dal peso insospettabile, 350 grammi, che però mette in moto un desiderio discorsivo fluviale.