RINASCIMENTI. MICHELANGELO BUONARROTI INCONTRA RENZO PIANO, PIER PAOLO MAGGIORA, KENGO KUMA, CLAUDIO SILVESTRIN, CINO ZUCCHI

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Critica d'arte e curatele, Eventi | Posted on 15-04-2017

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Dal 20 Novembre 2015 al 28 Febbraio 2016

SETTIMO TORINESE | TORINO

LUOGO: Biblioteca Multimediale Archimede

CURATORI: Roberto Mastroianni

ENTI PROMOTORI:

  • Fondazione ECM – Esperienze di Cultura Metropolitana di Settimo Torinese
  • Con la supervisione scientifica dell’Associazione MetaMorfosi di Roma e della Fondazione Casa Buonarroti di Firenze

 

COSTO DEL BIGLIETTO: intero € 8, ridotto € 5

TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 011 8028588 /378 /525

E-MAIL INFO: eventi.archimede@fondazione-ecm.it

SITO UFFICIALE: http://www.mostramichelangelo.it/

 

COMUNICATO STAMPA: Sono le periferie la città del futuro, quella dove si concentra l’energia umana e quella che lasceremo in eredità ai nostri figli. C’è bisogno di una gigantesca opera di rammendo. (Renzo Piano)Si dipinge col cervello et non con le mani. (Michelangelo Buonarroti)Arte rinascimentale, architettura, innovazione, periferie: ecco gli elementi della mostra Rinascimenti, che mette in relazione e dialogo le opere del grande Maestro del Rinascimento italiano con l’architettura contemporanea, attorno al progetto di trasformazione territoriale denominato “Laguna Verde”. Un dialogo tra antico e contemporaneo intorno all’idea dei rinascimenti che l’arte e l’architettura italiana, in passato come oggi, producono e rendono possibili in una prospettiva di rigenerazione urbana.

Per la prima volta saranno esposti 14 disegni di architettura di Michelangelo, provenienti da Casa Buonarroti di Firenze, in dialogo con i progetti di architetti contemporanei. Lavori che dimostrano la feconda fantasia creatrice del Maestro e che testimoniano la sua attività di architetto dalla giovinezza fino all’estrema vecchiaia. La libertà e forza d’invenzione, la varietà morfologica degli elementi decorativi, il turgido plasticismo delle forme e il loro contrasto dinamico: tutti elementi che contribuirono in maniera rilevante al rinnovamento dell’immagine urbana di Roma.

Insieme ai disegni di Michelangelo architetto, verranno infatti esposti i progetti e lavori di 5 architetti di livello internazionale che hanno, ognuno in modo diverso e con le sue specifiche caratteristiche, inciso sulla trasformazione del tessuto neo e post industriale di Settimo Torinese  e dell’area nord-est di Torino. A partire da Renzo Piano, che ha progettato l’ampliamento della fabbrica Pirelli, costruendo il nuovo polo industriale sull’area di via Brescia attraverso l’affiancamento alla struttura esistente di nuove unità produttive, con il conseguente ridisegno dei servizi generali e della logica distributiva interna; Cino Zucchi, progettista e direttore dei lavori della nuova sede direzionale della Lavazza a Torino e vincitore del concorso di progettazione per la realizzazione di un primo lotto residenziale e terziario nell’area di Laguna Verde (concorso indetto nel 2013 da Pirelli e città di Settimo Torinese); Kengo Kuma, l’architetto nipponico che ha curato nel 2013 un workshop su Laguna Verde con una selezione di studenti del Politecnico di Torino e dell’Università di Tokyo; Pier Paolo Maggiora, che ha progettato e redatto il primo master plan di Laguna Verde, poi recepito dal Piano Regolatore della città di Settimo Torinese; per finire con Claudio Silvestrin, progettista del Torino Outlet (Fashion) Village, grande polo del lusso che sorgerà in Laguna Verde.

L’occasione della mostra è proprio la partenza del progetto Laguna Verde – interventi di valorizzazione architettonica nell’area tra Torino e Settimo Torinese, 850.000 mq di territorio che ricuciono la periferia nord-est dell’area metropolitana con interventi di edilizia privata di alta qualità, sostenibile e innovativa – con l’apertura del cantiere che porterà entro la primavera del 2017 all’inaugurazione del Fashion Mall targato Gruppo Stilo, progettato dall’architetto Claudio Silvestrin, orientato ad ospitare alcune delle più importanti griffes italiane, tra cui uno store di Armani.

Come spiega Aldo Corgiat, Presidente della Fondazione ECM – Esperienze di Cultura Metropolitana di Settimo Torinese, “la mostra RINASCIMENTI ci è sembrata un’opportunità da non perdere: l’occasione per rilanciare l’immagine e le ambizioni progettuali di Laguna Verde, abbinandole all’opera di  uno dei più grandi del Rinascimento. La mostra vuole riaffermare il valore della cultura come leva del cambiamento e motore e generatore di energia da cui partire per affermare, anche simbolicamente, se mai ce ne fosse bisogno, l’esigenza di qualità e la sfida per un nuovo “rinascimento” possibile”.

La mostra è ospitata negli spazi della Biblioteca multimediale Archimede di Settimo Torinese, su una superficie di 1500 mq. Al centro dell’esposizione i 14 disegni di Michelangelo architetto, accompagnati dalle ricostruzioni multimediali delle architetture. Tutto intorno, una serie di “isole” ben definite, a simboleggiare il coinvolgimento nel progetto Laguna Verde degli architetti che espongono. Un’area a parte è dedicata a Laguna Verde, con i lavori dell’architetto Pier Paolo Maggiora e, a rotazione, il coinvolgimento di giovani architetti che a diverso titolo sono stati coinvolti nelle fasi redazionali del master plan iniziale e nei passaggi urbanistici e realizzativi successivi. All’’architetto Claudio Silvestrin sarà dedicato uno spazio ulteriore con la presentazione del progetto del Fashion Mall. 32.000 mq su un unico livello a cielo aperto, una galleria di negozi per una lunghezza di 290 metri con soffitti che si innalzano fino a 6 metri di altezza. E una guglia altissima, 85 metri, che emerge tra gli alberi che velano la lunghissima facciata. Una guglia ponte e metafora tra il cielo e la terra, icona e cerniera tra i territori circostanti.

La mostra RINASCIMENTI, attraverso le opere in mostra e un progetto espositivo innovatore,vuole dunque mettere l’accento sul territorio e le sue trasformazioni, in un’ottica di rivalorizzazione urbanistica di grande attualità, che potrebbe essere definita con le categorie di Renzo Piano, un “rammendo delle periferie”. Laguna Verde rappresenta infatti uno dei maggiori progetti di riqualificazione e rigenerazione urbana dell’area metropolitana torinese, e riguarda una città, Settimo, che ha investito in innovazione e sperimentazione in un continuo dialogo tra istituzioni ed imprese. Scelta che ha permesso alla città di crescere, cambiare, assumere una nuova immagine; di rigenerare gli spazi, creando luoghi nuovi.

Come raccontano Fabrizio Puppo e Elena Piastra,  Sindaco e Vice Sindaco di Settimo, “Le opere di Michelangelo diventano simbolo di una città che si ripensa e che pensa al proprio futuro, e soprattutto al nuovo centro che diventerà Laguna Verde e che rappresenta uno dei maggiori progetti di riqualificazione e rigenerazione urbana del Nord Italia. La mostra è un’occasione importante di dialogo tra la cultura, l’architettura e lo sforzo di immaginare una città che cambia in funzione di nuovi servizi e di una scala che non può che essere metropolitana e inter-regionale”.

Non solo. La mostra è anche il prologo di un progetto più grande, che vuole collocare l’offerta culturale di qualità al centro di Laguna Verde: sarà un luogo di aggregazione, crogiolo di innovazione, simbolo di memoria industriale che continua a fare cultura perché si rinnova e si salda con la capacità di concepire nuove frontiere della moderna impresa globale.

Vogliamo organizzarlo come luogo di interculturalità e dialogo, ponte di convivenza tra le nuove culture urbane –continua Aldo Corgiat - Punto di riferimento nella robusta e vivace rete già presente nella nuova città metropolitana, elemento di relazione forte ed irrinunciabile tra le nuove funzioni che troveranno spazio in Laguna Verde e i centri urbani di Settimo, Torino e gli altri comuni del Nord-Est. Vetrina per l’offerta culturale e artistica metropolitana, collocata in un luogo per il quale è prevista un’alta capacità di attrazione inter-regionale e, si spera, un’altissima densità di presenza di consumatori”.

La mostra Rinascimenti apre al pubblico dal 21 novembre al 28 febbraio 2016. Durante il periodo di apertura la mostra verrà affiancata da una serie di eventi collaterali, organizzati in collaborazione con enti universitari e di ricerca. Si partirà con degli incontri scientifici e divulgativi sul rapporto  architettura-urbanistica e territorio, arte contemporanea e rapporto industria/sviluppo territoriale e rigenerazione urbana. Giornate di studio e riflessione organizzate in workshop entreranno dentro i temi della mostra – ruolo strategico periferie, rigenerazione urbana e riscrittura del tessuto metropolitano, architettura e storia industriale del territorio, arte, sperimentazione e cultura nella progettazione e trasformazione del tessuto metropolitano. Per finire con “Rinascimenti: la cultura come leva per la rigenerazione del territorio – una proposta innovativa per il futuro di Laguna Verde”.

“La priorità, ontologica oltre che logica, del progettare - spiega Roberto Mastroianni, curatore della mostra - è infatti quell’attitudine specificatamente umana che trova sintesi altissima ed emblematica nell’architettura michelangiolesca, presentandosi come un eminente precedente storico e in qualche modo fondativo dell’architettura moderna . Attitudine questa condivisa da tutti gli architetti in mostra e che fa di essi delle figure esemplari di quella pratica contemporanea di riscrittura del testo urbano, produttrice di rinascita sociale e rifunzionalizzazione degli spazi metropolitani. La società contemporanea, insomma, rifiuta più o meno consapevolmente di cedere all’avanzata del “deserto” e cosciente, in qualche modo, che deve “progettare” il proprio futuro prima di “essere progettata” dagli eventi e dalle evoluzioni socio-storiche, trova negli architetti e nell’architettura uno strumento utile a produrre forme di “rinascimento” sociale e ambientale”.

La mostra ha il patrocinio di Regione Piemonte, Città Metropolitana di Torino, Comune di Settimo Torinese, Unione NET ed è realizzata in collaborazione con la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, l’Ordine degli Architetti di Torino, ArteMagazine, FlashBack, Multiplay, CirCE – Centro Interdipartimentale di Ricerca sulla Comunicazione, Università di Torino, Unesco Chair in Sustainable Development and Territory Management, Università di Torino.

SCARICA IL COMUNICATO IN PDF

Arte, Spiritualità, Innovazione e Tradizione alle porte del Circolo Polare Artico

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Dicono di me..., Dove sono - Appuntamenti, Eventi, Teoria e critica filosofica | Posted on 15-04-2017

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Michelangelo Pistoletto porta il Terzo Paradiso in Finlandia, alle porte del Circolo Polare Artico.

In particolare due appuntamenti pubblici in programma lunedì 23 e martedì 24 marzo.

Rovaniemi, Arktikum Centro di cultura
Lunedi 23 marzo 2015, ore 14

Tavola rotonda: “The Art and Spirituality as a Part of the Arctic Debate

Michelangelo Pistoletto, Prof. Pentikäinen, Prof. Jan Born (Universitä di Versailles) e Prof. Roberto Mastroianni
Ospiti: Sindaco di Rovaniemi, rappresentanti dell’Università della Lapponia, Parlamentari della Lapponia
L’incontro “The Art and Spirituality as a Part of the Arctic Debate” sarà incentrato sul tema del Terzo Paradiso ideato da Michelangelo Pistoletto e in particolare sul messaggio che auspica un nuovo indirizzo per scienza, tecnologia, arte, cultura e politica in direzione del bene comune, dell’etica e dei valori naturali. L’Università della Lapponia (University of Lapland) ritorna ad essere un importante centro d’incontri internazionale, come quando nel 1989 diede vita a “Spirit of Rovaniemi” all’Arctic Council.  Dall’University of Lapland opera la rete mondiale delle Arctic Universities cui anche l’Italia intende partecipare. Il popolo Sami è l’unica popolazione di nativi riconosciuta dall’Unione Europea; Sajos, il centro culturale dei Sami, svolge un ruolo fondamentale nel preservare e arricchire la loro cultura e il loro linguaggio, così come il Parlamento Sami.
Martedi 24 marzo 2015, ore 13.00 – 13.45

Conferenza stampa “Innovation needs (he)arts” – high tech with high touch in Third Paradise of Michelangelo Pistoletto”

Intervento del Ricercatore sul futuro Mika Aaltonen (Universitä di Aalto), discorso di Pistoletto in dialogo con Rossana Becarelli, Krista Mikkola e Roberto Mastroianni e domande dei giornalisti.
ore 15.30
Tavola rotonda aperta al pubblico ”Innovation needs (he)arts” – high tech with high touch in Third Paradise of Michelangelo Pistoletto”.
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25 aprile 1945-2015. Settanta anni di Libertà.

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Eventi, Lo spazio della Polis, Politica internazionale, Politica nazionale | Posted on 25-04-2015

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E siamo arrivati a 70!  Buon anniversario della liberazione a tutti!

Ricordate, meditate e agite…

(intanto vi lascio con un po’ di musica….)

BE ANTIFASCIST! STAY FREE!

Giorgio Griffa. Il paradosso del più nel meno

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Critica d'arte e curatele, Dicono di me..., Eventi, Teoria e critica filosofica | Posted on 19-01-2015

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Dopo un lavoro di più di un anno e mezzo sono contento di annunciarvi l’uscita, per Gribaudo-Feltrinelli, dell’ultimo libro che ho scritto con un gruppo di amici sull’opera pittorica e l’avventura intellettuale  di un maestro della pittura novecentesca (Giorgio Griffa).

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In questo libro “su” e “con” Giorgio Griffa una storica dell’arte (Martina Corgnati), un giornalista scientifico (Giulio Caresio) e un filosofo (Roberto Mastroianni) dialogano sui percorsi millenari del “less is more” che soggiacciono alla vita e alla ricerca artistica, scientifica e filosofica dell’uomo.

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“Prima c’è stato il Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare. Nel quinto atto Teseo dice: Love, therefore, and tongue-tied simplicity In least speak most, to my capacity. Mi sembra giusto estrapolare le parole in least speak most. Stanno a indicare la consapevolezza di una condizione antica, che risale al tempo anteriore all’invenzione della scrittura. Il mito fissava le conoscenze in metafore idonee a facilitare la memoria. Le parole del mito costruiscono immagini le quali comprendono quel sovrappiù che il linguaggio diretto della parola scritta tenderà a escludere. […] Dunque less is more non è soltanto una formula fortunata. È la sintesi di un processo millenario”.

Giorgio Griffa.

In questo libro “su” e “con” Giorgio Griffa una storica dell’arte (Martina Corgnati), un giornalista scientifico (Giulio Caresio) e un filosofo (Roberto Mastroianni) dialogano sul percorso e sulla natura della pratica artistica di Giorgio Griffa, capace di portare a rappresentazione la facoltà dell’uomo di formare mondi attraverso segni semplici ed elementari e di condensare il “più” di cultura, storia e spiritualità umane nell’apparente “meno” dell’azione simbolica e della pratica artistica..

 

Un libro dedicato, insomma, al paradosso del less is more, in cui si intrecciano le riflessioni dell’artista Giorgio Griffa sulla pittura e la poesia, con il pensiero del “giornalista-osservatore di scienza” Giulio Caresio sui fondamenti della meccanica quantistica e le nuove conquiste delle scienze neurali, con la filosofica lettura del mondo di Roberto Mastroianni che disegna un interessante parallelo tra la pittura di Griffa e la speculazione filosofica di Arnold Gehlen.

Due brevi testi di Griffa e Caresio e un saggio di Mastroianni fanno da  introduzione ai tre dialoghi che costituiscono il “melting pot”, fulcro di spunti, interazioni e connessioni del libro.

A completare il volume, un testo incisivo di  Martina Corgnati – che conosce e segue Giorgio Griffa da molti anni – inquadra profondità e singolarità del suo percorso di conoscenza di artista e di poeta.

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Eccovi qualche spunto estrapolato dai testi del libro:

Giorgio Griffa

Prima c’è stato il Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare. Nel quinto atto Teseo dice:

Love, therefore, and tongue-tied simplicity
In least speak most, to my capacity.

Mi sembra giusto estrapolare le parole in least speak most. Stanno a indicare la consapevolezza di una condizione antica, che risale al tempo anteriore all’invenzione della scrittura. Il mito fissava le conoscenze in metafore idonee a facilitare la memoria. Le parole del mito costruiscono immagini le quali comprendono quel sovrappiù che il linguaggio diretto della parola scritta tenderà a escludere. […]
Dunque less is more non è soltanto una formula fortunata. È la sintesi di un processo millenario.

Giulio Caresio

La funzione d’onda della meccanica quantistica, la cui scoperta risale all’inizio del secolo scorso, descrive meglio di ogni altro strumento matematico e fisico la realtà del mondo particellare in cui siamo immersi e di cui siamo costituiti. Una realtà di cui si dissolve una parte fondante non appena si tenti di afferrarla con la stessa scienza che ne ha suggerito l’esistenza. Ogni tentativo di misura  da parte dell’uomo provoca il collasso della funzione d’onda. Svanisce il sovrappiù.
[…] Qualcosa di diverso, ma che presenta interessanti  analogie, accade nell’ambito delle neuroscienze che si indirizzano sempre più allo studio della realtà impalpabile delle connessioni.
[…] Le connessioni sono il software, l’aspetto leggero, evanescente, che “poggia” sull’hardware: i neuroni.
E, anche in questo caso, è il “soft”-ware che fa la differenza.
Tra le maglie di quelle connessioni, di quel sovrappiù, si annida il mistero della vita in cui si ritrovano, intrecciano ed  evolvono memorie, conoscenze, esperienze, porzioni di noto e di ignoto, fors’anche le tracce di un dialogo possibile tra pittura, scienza e filosofia.

Roberto Mastroianni

Nel caso della pittura di Griffa un approccio filosofico si rende necessario. Non solo perché egli è un raro caso di pittore filosofo, una figura antica quasi estinta (che trova i suoi precursori in Leonardo, Piero della Francesca…), ma soprattutto perché è un pittore che crede che l’arte abbia un portato di verità, una funzione conoscitiva, sapienziale, sacrale, che interroga la scienza (la fisica quantistica, per esempio), la poesia (Ezra Pound, Paul Valery…) e la stessa filosofia (Wittgenstein, Platone…). E poi, Griffa la necessità di una visione più ampia sul suo lavoro e sull’arte in generale l’ha spesso affermata, insistendo sul fatto che «Bisognerebbe invece relazionarsi all’arte come espressione di tutti i saperi e le emozioni di un periodo; come sintesi di tutta la storia di quella specifica fase. Troppo spesso, invece, lo “specialista” si occupa di arte e non di storia, di scienza, di società, di poesia… ed è così che la sua lettura risulta limitata,  se non addirittura povera o sterile».

Martina Corgnati

Riflettendo sulla natura stessa della pittura e dei suoi strumenti, cioè implodendo e lasciandosi risucchiare, per così dire, verso il fondo di se stessa, senza paura della tradizione né della propria natura intrinseca, della propria semplicità e del proprio carattere, la pittura di Griffa ha incontrato dunque un punto cruciale in cui i diversi saperi e linguaggi si incontrano e  da cui tornano a dipartirsi per una specie di strano ed essenziale gioco di armonie. L’arte, non a caso, è un’esperienza essenziale dell’umanità; nasce nel fondo della preistoria e continua seguendo il cammino di ogni civiltà finché la civiltà esiste.

Per vedere la scheda del libro cliccare qui:

Giorgio Griffa – Il paradosso del più nel meno

di Giulio Caresio, Martina Corgnati, Roberto Mastroianni
ed. Gribaudo/Feltrinelli, Milano 2015, 176 pp., 12,90 €

Claudia Virginia Vitari. “Il corpo in questione. Forme, collassi, mutamenti” (testo critico)

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Critica d'arte e curatele, Dicono di me... | Posted on 13-01-2015

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Locandina studiodieci def.

a cura di Roberto Mastroianni per la rassegna Katastrofè. La crisi e le sue forme

 

 

Inaugurazione Venerdì 16 gennaio ore 18,00

Dal 16 gennaio al 1 febbraio 2015, venerdì, sabato, domenica dalle 16,00 alle 19,00

studiodieci/not for profit/citygallery/Vc

Via Galileo Ferraris 89 – 13100 Vercelli

 

“Il corpo in questione. Forme, collassi e mutamenti” di Claudia Virginia Vitari è una mostra personale inserita nella rassegna Katastrofè. La crisi e le sue forme, ciclo espositivo curato da Roberto Mastroianni e prodotto da studiodieci citygallery di Vercelli, che intende indagare il nesso “crisi-trasformazione” nell’evoluzione delle forme e dei fenomeni naturali, sociali e politici.

Attraverso sette personali, quattro bi-personali e una collettiva, gli artisti selezionati sono chiamati a confrontare la loro poetica con la “teoria delle catastrofi” di René Thom: una teoria matematico-filosofica, che spiega il mutamento e l’evolversi dei fenomeni naturali e sociali, considerati come un insieme di equilibri dinamici, che acquistano forma e stabilità, attraverso cambi repentini di stato, percepiti e descrivibili come “eventi catastrofici”.

 

Il settimo appuntamento della rassegna è una personale che, attraverso l’esposizione di sculture, disegni, video, installazioni e bozzetti, propone un percorso nel lavoro plastico e visuale di Claudia Virginia Vitari. Questa giovane artista torinese, dal forte profilo internazionale, indaga i processi di morfogenesi sociale, culturale e politica con particolare attenzione alle dinamiche di inclusione/esclusione, attraverso una ricerca scultoreo-installativa e grafico-visuale che fa dell’interazione tra disegno, scrittura e materiali (vetro, carta, gesso, ferro, in particolare) la cifra specifica della sua poetica. La mostra si presenta, sia come un percorso di carattere retrospettivo – a partire dai cicli storici “Melancholie”, “Percorso Galera” (realizzati dopo una ricerca nell’ospedale psichiatrico di Halle an der Saale in Germania e nella Casa Circondariale Lorusso e Cutugno di Torino) e “Le città invisibili Nikosia” (tratto dall’esperienza nella realtà “non istituzionale” Radio Nikosia di Barcellona, le cui attività si ispirano all’ antipsichiatria di Basaglia), sia come una presentazione/anticipazione del futuro ciclo di opere sui migranti e richiedenti asilo, a partire da una ricerca in corso nel mondo dei rifugiati a Berlino. Attraverso la presentazione in mostra di una selezione di “cubi” e “teche”, di un video prodotto per un contesto museale spagnolo, 3 opere inedite su carta cinese di grandi dimensioni, i bozzetti preparatori del nuovo ciclo sui richiedenti asilo e installazioni site specific di disegni di piccole dimensioni, la mostra intende mettere in evidenza il filo rosso della produzione dell’artista: la centralità del corpo, la sua figurazione e la relazione tra rappresentazione, retoriche socio-politiche e pratiche disciplinanti. Nei lavori dell’artista il mutare dei corpi e della loro rappresentazione si accompagna alla scritturalità biografica dei soggetti rappresentati nel tentativo di congelare visivamente quelli che la nostra società potrebbe considerare “eventi catastrofici” ovvero il collasso della dimensione psichica, le migrazioni dovute all’instabilità geopolitica oppure all’infrangersi dell’ordine sociale. Vi è la consapevolezza, da parte della Vitari, che le dinamiche socio-politiche e identitarie si basino su equilibri instabili e precari e che la loro rottura produca nuove condizioni e collocazioni socio-individuali, spesso determinate dalle narrative che accompagnano i ruoli sociali e i canoni di vita buona e giusta.  Per questi motivi le opere dell’artista mettono in scena una figurazione tesa a rendere ragione della “messa in forma dell’umano” da parte delle “istituzioni totali” e delle dinamiche di potere che pervadono la società. La corporeità e la sua rappresentazione assumono pertanto il valore di dispositivi di senso e significazione atti a smascherare, in modo poetico ed allusivo, l’azione delle pratiche bio-politiche capaci di produrre forme di umanità e disumanità socialmente determinate, accettate e perseguite. Il corpo, in questa prospettiva, è il luogo e il sostrato semiotico, in cui si manifestano le pratiche di disciplinamento antropo-politico, in cui si iscrivono criteri e canoni di vita giusta e di inclusione/esclusione promossi, veicolati e imposti dalle tassonomie socio-politiche e culturali. La rappresentazione dei “corpi individuali” diventa in questo modo specchio e figura dei “corpi sociali” in un processo bi-univoco tra singolarità e generalità, che fa della deformazione o figurazione rappresentativa un elemento di indagine, critica e produzione artistica intorno ai “modelli” e alla “retoriche di umanità”.  Il disegno e la ricerca sui materiali si integrano, pertanto, con la resa scritturale dei “discorsi” tratti dalla letteratura scientifica, dall’epica o dalle testimonianze autobiografiche dei soggetti ritratti, articolando un dispositivo artistico capace di parlare di umanità e disumanità, dei canoni e criteri, attraverso cui questi due concetti vengono determinati, accettati e promossi. La morfogenesi sociale dell’umano, in questa prospettiva, viene resa visibile dalle pratiche di figurazione, attraverso le quali l’artista può rendere ragione della percezione del sé individuale e collettivo in relazione alle istituzioni o alle norme sociali o al collasso psichico o alla condizione di esclusione e marginalità sociale, di cui il migrante quanto il carcerato o il folle sono portatori. Le “istituzioni totali”, siano esse il carcere, il manicomio o i centri d’accoglienza, diventano, quindi, un campo di ricerca nel quale muovere analisi e pratica artistica, al fine di portare alla luce le narrative e le costrizioni linguistiche e materiali messe in campo dalla società, per organizzare in modo bio-politico se stessa. È convinzione della Vitari che la costruzione dell’identità risponda sempre a dinamiche di disciplinamento, a pratiche istituzionali, comunicative e simboliche che Foucault definirebbe “microfisiche del potere”, e che queste dinamiche diventino evidenti nei processi di esclusione/marginalizzazione operati dal discorso della reclusione, della medicalizzazione, della psichiatra o della gestione delle migrazioni e dei profughi. La rappresentazione diventa quindi lo strumento per materializzare l’equilibrio dinamico, attraverso il quale le narrative antropologiche operano sui corpi degli umani collocandoli all’interno di catalogazioni socio-scientifiche dal valore politico. Il percorso espositivo mette, quindi, in scena porzioni di umanità (i volti), che emergono dai “cubi” o dalle “carte cinesi”, come fossero orme, tracce, su cui sono serigrafate le storie individuali dei soggetti, o che dialogano con la scrittura sulle “vetrine”, dando forma ad affabulazioni figurali (scrittura, parola, ritratti) su cui sono impressi i testi di autori come Goffman, Kafka, Foucault o scritti epici come l’Epopea di Gilgamesh.

La logica della catalogazione socio-scientifica e normativo-politica, in quest’ottica, viene “ri-articolata” dall’artista, come direbbe Stuart Hall, in modo che gli stessi argomenti (le citazioni scientifiche, letterarie, le auto-narrazioni dei pazienti o dei carcerati, dei profughi…) legittimanti la marginalizzazione possano diventare elementi di una narrazione sull’individualità, e sul valore e la dignità della persona. Attraverso le sue installazioni Claudia impone pertanto un nuovo “ordine del discorso”, che forza i margini delle pratiche istituzionali e rimette al centro dell’attenzione l’umanità violata, ferita, restituendo parola e dignità alla marginalità che le “retoriche di verità” tendono a presentare come pericolosa, non autosufficiente, criminale… La scelta dei materiali e la pratica della grafica figurativa e scritturale permettono all’artista di mettere in  evidenza quei margini simbolici e fisici che separano inclusione ed esclusione: i cubi  e le cornici in ferro delle vetrine diventano metafora dei vincoli posti dalle “istituzioni totali”; il vetro e la resina, materiali diafani e trasparenti, assumono il valore di una lente con cui meglio osservare l’umanità marginalizzata e nello stesso tempo producono una distanza gelatinosa, che fa percepire le distanze sociali tra “normalità” e “anormalità” e il distacco culturalmente organizzato verso gli esclusi; mentre la serigrafia rende visibile la pratica disciplinante che i discorsi egemoni producono, imponendo “regimi di verità” con cui legittimare l’esclusione e la marginalizzazione. Tutto questo lavoro si accompagna ad una leggerezza e a una maestria del disegno, capace di donare un alone poeticamente fluttuante alle opere. L’artista riesce, in questo modo, a dare vita a opere dal forte impatto che integrano un lavoro sui corpi, prevalentemente sui volti, con un disegno dal tratto raffinato e leggero, che viene fatto dialogare con una scritturalità scientifica, normativa o letteraria e collocato in cubi o teche di ferro, vetro, in cui i supporti della grafica e della scrittura (carta, vetro..) si contrappongono alla pesantezza dei materiali contenitivi in un gioco di pesantezza-leggerezza, che si presenta come emblema della transitorietà delle collocazioni e forme sociali.

 

 

 

Claudia Virginia Vitari | è nata in Italia, a Torino nel 1978.  Si è laureata nel 2004 ad Halle an der Saale, in Germania, presso l’Università di Arte e Design Burg Giebichenstein in pittura e grafica con il Prof. Ulrich Reimkasten. Successimamente ha seguito vari workshop sulla lavorazione del vetro in Germania, Spagna e Norvegia.  Il suo lavoro si incentra sullo studio della relazione tra l’individuo e la società e, in particolare, i suoi ultimi progetti artistici si basano su un’analisi artistica delle istituzioni totalitarie attraverso una documentazione grafica che invita ad un confronto tra singole storie personali e analisi delle istituzioni, viste in quanto parte integrante e specchio della società.   PERCORSOGALERA (2007-2009) è stato realizzato a Torino in collaborazione con l’Istituto penitenziario “Lorussoe Cutugno”. Le città invisibili (2009-2011) è invece nato a Barcellona in collaborazione con la Associazione Culturale “Radio Nikosia” e la sponsorizzazione di Derix Glas Studios (Germania). Entrambi i progetti hanno ricevuto il contributo di “Regione Piemonte”.  L’artista è rappresentata dalla galleria “Berlin Art Projects” con sede a Berlino e Istanbul e da Raffaella De Chirico Arte Contemporanea a Torino. Attualmente vive e opera tra Torino, Barcellona e Berlino. Ha esposto in mostre personali e collettive in Germania, Italia e Spagna.

 

 

Roberto Mastroianni | è filosofo, curatore e critico d’arte, ricercatore indipendente presso il C.I.R.Ce (Centro Interdipartimentale Ricerche sulla Comunicazione) del Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione dell’Università degli Studi di Torino. Laureato in Filosofia Teoretica alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino, sotto la supervisione di Gianni Vattimo e Roberto Salizzoni, è dottore di Ricerca in Scienze e Progetto della Comunicazione, sotto la supervisione di Ugo Volli. Si occupa di Filosofia del Linguaggio, Estetica filosofica, Teoria generale della Politica, Antropologia, Semiotica, Comunicazione, Arte e Critica filosofica. Ha curato libri di teoria della politica, scritto di filosofia e arte contemporanea e curato diverse esposizioni museali in Italia ed all’estero. Ha tenuto seminari in differenti Università Italiane e straniere. Per maggiori informazioni: www.robertomastroianni.net

JE SUIS CHARLIE

Posted by roberto09 | Posted in Eventi, Lo spazio della Polis | Posted on 07-01-2015

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Je-suis-Charlie

Dipingi un Maometto glorioso, e muori.
Disegna un Maometto divertente, e muori.
Scarabocchia un Maometto ignobile, e muori.
Gira un film di merda su Maometto, e muori.
Resisti al terrorismo religioso, e muori.
Lecca il culo agli integralisti, e muori.
Prendi un oscurantista per un coglione, e muori.
Cerca di discutere con un oscurantista, e muori.
Non c’è niente da negoziare con i fascisti.
La libertà di ridere senza alcun ritegno la legge ce la dà già, la violenza sistematica degli estremisti ce la rinnova.
Grazie, banda di imbecilli.
—–
Peins un Mahomet glorieux, tu meurs.
Dessine un Mahomet rigolo, tu meurs.
Gribouille un Mahomet ignoble, tu meurs.
Réalise un film de merde sur Mahomet, tu meurs.
Tu résistes à la terreur religieuse, tu meurs.
Tu lèches le cul aux intégristes, tu meurs.
Pends un obscurantiste pour un abruti, tu meurs.
Essaie de débattre avec un obscurantiste, tu meurs.
Il n’y a rien à négocier avec les fascistes.
La liberté de nous marrer sans aucune retenue, la loi nous la donnait déjà, la violence systématique des extrémistes nous la donne aussi.
Merci, bande de cons.
(Stéphane “Charb” Charbonnier, Charlie Hebdo Officiel, 15 ottobre 2012)

Claudia Virginia Vitari. “Il corpo in questione. Forme, collassi, mutamenti” (la mostra)

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Dove sono - Appuntamenti, Eventi | Posted on 05-01-2015

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Locandina studiodieci def.

Inaugurazione venerdì 16 gennaio

Claudia Virginia Vitari

“Il corpo in questione. Forme, collassi, mutamenti”

A cura di Roberto Mastroianni per studiodieci

Rassegna KatastrofèLa crisi e le sue forme

 

Dal 16 gennaio al 1 febbraio 2015

Inaugurazione venerdì 16 ore 18.00

Ven. sab. dom. dalle 16.00 alle 19.00

Studodieci/not for profit/citygallery/VC

Via Galileo Ferraris 98- 13100 Vercelli

www.studiodieci.org

guardiania a cura dell’ANFFAS di Vercelli

spazio senza barriere architettoniche

Volta la carta e dietro trovi la vita… auguro a tutti un anno che valga la pena di essere vissuto!

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Eventi | Posted on 31-12-2014

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Un augurio per una vita piena, con il grande Faber, per ricordare a tutti di ricordarsi di vivere… e che dietro ogni cosa c’è ancora la vita con la sua forza, bellezza, dolori e speranze…

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Volta la Carta

C’è una donna che semina il grano
volta la carta si vede il villano
il villano che zappa la terra
volta la carta viene la guerra
per la guerra non c’è più soldati
a piedi scalzi son tutti scappati

Angiolina cammina cammina sulle sue scarpette blu
carabiniere l’ha innamorata volta la carta e lui non c’è più
carabiniere l’ha innamorata volta la carta e lui non c’è più.

C’è un bambino che sale un cancello
ruba ciliege e piume d’uccello
tira sassate non ha dolori
volta la carta c’è il fante di cuori.

Il fante di cuori che è un fuoco di paglia
volta la carta il gallo ti sveglia

Angiolina alle sei di mattina s’intreccia i capelli con foglie d’ortica
ha una collana di ossi di pesca la gira tre volte intorno alle dita
ha una collana di ossi di pesca la conta tre volte in mezzo alle dita.

Mia madre ha un mulino e un figlio infedele
gli inzucchera il naso di torta di mele

Mia madre e il mulino son nati ridendo
volta la carta c’è un pilota biondo

Pilota biondo camicie di seta
cappello di volpe sorriso da atleta

Angiolina seduta in cucina che piange, che mangia insalata di more.
Ragazzo straniero ha un disco d’orchestra che gira veloce che parla d’amore
Ragazzo straniero ha un disco d’orchestra che gira che gira che parla d’amore.

Madamadorè ha perso sei figlie
tra i bar del porto e le sue meraviglie
Madamadorè sa puzza di gatto
volta la carta e paga il riscatto
paga il riscatto con le borse degli occhi

Piene di foto di sogni interrotti
Angiolina ritaglia giornali si veste da sposa canta vittoria
chiama i ricordi col loro nome volta la carta e finisce in gloria
chiama i ricordi col loro nome volta la carta e finisce in gloria.

 

What do we talk about when we talk photography?

Posted by roberto09 | Posted in Arte e suggestioni metropolitane, Critica d'arte e curatele, Dicono di me..., Dove sono - Appuntamenti, Teoria e critica filosofica | Posted on 07-12-2014

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Nei prossimi giorni parteciperò, in qualità di relatore, a questo Congresso Internazionale di filosofia che si terrà a Mosca sui temi della “fotografia”, dell’immagine e dell’immaginario.

Sotto maggiori informazioni. 

 

International Conference “What do we talk about when we talk photography?” (Faculty of Philosophy, National Research University Higher School of Economics, December 11-13, 2014)

баннер английск

Today photography is losing its former borders on the one hand, as it is dissolved in contemporary art but on the other hand, a photographic image, being a part of everyday communication in social networks, acquires a new grammar. At the same time a vast number of photographs which refer us to the past is becoming today accessible to everyone thanks to digital technologies, whereas the scale and the speed of spreading the images raise complicated tasks for the researcher. All the former and contemporary contexts urge us to assess the photographic medium over and over again theoretically, and to adopt this understanding of photography while working in museums, galleries and archives.

Aesthetic, philosophical, culture-historical discourses on photography are different but they have common features. In contemporary approaches to the research in photography the stress is shifted from the image itself to the problems of cultural vision: the context of the surroundings, the cultural norms and the social practices which determine the meaning of the photographs.

The Conference “What do we talk about when we talk photography?” is timed to the first Exhibition of Stereo Photographs from the archive of Sergei Chelnokov (1869-1924) who was an amateur photographer. He took pictures at the turn of the century both of the everyday life of his family and of the historical events (from the Russian-Japanese War up to the Paris Exhibition of 1900).

This Exhibition which fosters understanding of the photography of the time “after” (after the history, after the photograph) permits in the first place to discuss various themes for constructing history (both history on  large scale and history of everyday life), as well as themes of the specific status of the archive and of the erased borders between genres. This Exhibition is called upon to promote studying unknown collections and to study the specifics of the stereoscopic photographs referring to the issues of “new materiality” of photography. It also makes us take a diverse view of the photographs depending on the situation in which they are presented.

The aim of the Conference is to engage specialists working in  different fields of research: philosophers, specialists in cultural studies, historians, anthropologists, sociologists as well as those who are involved in practical research: museum workers, curators, collectors, artists, photographers to the discussion of the current problems of photography.

Program of the International Conference : what-do-we-talk-programm-rus-eng (1)

L’eredita di Villa Nevski (presentazione del romanzo di Eero Tarasti)

Posted by roberto09 | Posted in Dove sono - Appuntamenti, Eventi, Lo spazio della Polis | Posted on 04-12-2014

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Gli amici dell’associazione italo finlandese Minuski hannno organizzato la presentazione torinese dell’ultimo romanzo di Eero Tarasti,  cui sono lieto di invitarvi.

tarast torino

Giovedì 4 dicembre ore 19.00

Presentazione di L’eredità di Villa Nevski di Eero Tarasti (Casa editrice Carabba)

con l’autore e Roberto Mastroianni.

Modera l’incontro Eija Tarkiainen di Minuksi.

Unica data torinese.

Un giovane impiegato di una agenzia viaggi fa, per caso, la conoscenza di una vecchia signora russa che abita in una villa in rovina e che sta scrivendo il romanzo della sua vita. La signora, di nome Sandra, chiede al giovane di trascrivere l’opera ambientata, in gran parte, in un castello dell’Estonia, Villa Nevski. Il romanzo inizia con una cena di fine estate organizzata proprio a Villa Nevski, alla quale partecipano familiari e amici provenienti da vari paesi d’Europa. I protagonisti parlano molte lingue e sono personaggi grotteschi, umoristici, a volte tragici e ribelli; non mancano i conservatori, qualche intellettuale e un artista famelico di fama. Attraverso le vicende e i dialoghi dei protagonisti, emergono i valori europei e come essi si siano preservati o distrutti o trasformati nel corso del ’900. La vicenda è ambientata tra la Villa in decadenza, la Parigi degli Esistenzialisti, il Brasile e la Siberia. L’aspetto epico e il racconto si armonizzano e si completano in un inaspettato epilogo.

Eero Tarasti (1948) è professore di Musicologia all’Università di Helsinki dal 1984, fondatore e direttore dell’International Semiotics Institute (ISI) di Imatra dal 1988 e presidente dell’IASS-AIS (International Association for Semiotic Studies) dal 2004. Ha pubblicato Myth and Music (1979, trad. francese 2002), Heitor Villa-Lobos (1985), A theory of Musical Semiotics (1994, Sémiotique musicale 1996), Existential Semiotics (2000), Signs of Music (2002, I segni della musica 2009), Fondamenti di semiotica esistenziale (Laterza 2009).